Inizio anno scout

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Verso metà agosto quest’estate in Albania eravamo a cena dal gruppo scout di Verona, alla casa accanto all’azienda di Kcira che tante volte ha ospitato anche noi.

Ci chiedono se vogliamo fermarci alla loro veglia rover, anche se non era troppo tardi il problema era la giornata da cui venivamo: io ero andata con tutto l’oratorio in spiaggia  viaggiando sul defender con su una ventina di bambini e Lele era appena tornato dall’italia.
Nonostante questo siamo rimasti, forse attirati dal fuoco, forse incuriositi dalla veglia.
Un assaggio di quella serata ce lo siamo portati a casa ed è questa canzone.

Con questa vogliamo augurare un buon inizio di anno scout a tutti!

A quelli con cui abbiamo giocato, riso e con cui abbiamo condiviso un pezzo significativo della nostra vita sicuri del fatto che “uno scout è chi…”

Buona Strada

Lele e Giova

Il mistero dello scambio

Used-clothing

Tutti gli anni, 2 volte l’anno a lodi si svolge un evento “lo scambio dei vestiti”.

Nato nella casa di una mia zia e fatto per scambiarsi vestiti tra amiche, questa buona prassi tipicamente familiare è cresciuta fino a diventare aperta a tutta la città.

Stupendo! finalmente non sei dispiaciuta di buttare vecchi vestiti perchè sai che li prenderà qualche amica o comunque qualcuno che ne farà buon uso. Trovi vestiti interessanti, bizzarri, base ma anche belli!

Io per esempio ho smesso di comprare vestiti, salvo rare occasioni.

Però quest’anno qualcosa è cambiato…

Guardo e frugo tra i vestiti e non capisco…siamo qui così in tanti e rimangono solo gonne immense da “anziana signora”. Possibile che solo io abbia portato dei vesititi mettibili? Sì una o due magliette le trovo…ma il resto?

Non sono l’unica spiazzata.

Piano piano a tutte viene svelato l’arcano, il segreto, il mistero della sparizione dei vestiti più belli:

quando arrivi vieni gentilmente accolto dall’associazione che gestisce lo scambio, ti invitano a lasciare giù il tuo sacco che loro divideranno per tipo di vestiti.

Ecco!

Lì avviene la sparizione!

Colei che distribuisce, giustamente e in buona fede, trova nei sacchi qualcosa di interessante e “chi prima arriva meglio alloggia” e i vestiti migliori spariscono così.

…ci sto pensando ma forse l’anno prossimo lo scambio lo faccio privato.

 

Dono e Furto

qualche giorno fa ho ripreso in mano, in preparazione all’esame di antropologia, un libro di quelli a copertina grigia della “piccola Biblioteca Einaudi” per questa volta i quadrati in copertina non sono Blu e Nero ma Fuksia e Rosso.
Marcell Mauss “Saggio sul dono”.
Parto spiazzata da nomi bizzarri e isole lontane che non riesco a collegare geograficamente. Mi lascio trascinare in dinamiche bizzarre.

Scopro che come Mowgli e gli altri cuccioli devono essere riconosciuti da tutti i lupi del branco per non essere uccisi per sbaglio, lo stesso vale per “piccola lontra” delle tribù del nord. Il padre dimentica di invitare una tribù alla festa della sua nascita e questi non riconoscendolo anni dopo, lo trafiggono con una freccia.
Bhe verso la fine del libro si torna ai nostri tempi e come un economia dei doni possa esistere, dove è nascosta nella nostra società e sopratutto cosa ci può insegnare cosa ci può dare che a noi manca totalmente.

Quindi caro ladro, nelle società arcaiche quando uno faceva un dono c’era l’obbligo di ricambiare con un dono più grande, sì lo so che è un po’ forzato il passaggio dono-furto però…io aspetto, tanto sai come entrare!

Castelli di carta

Scout, politica e tutto!

Mi sembra che siamo tutti a guardare le scatole, il pacchetto, la confezione, le parole per descrivere, termini anglosassoni alla moda i lanci, ma tolti questi, scava, scava alla fine il tesoro non c’è! Il forziere è vuoto. Il re è nudo. 

Abbiamo fatto incontri con i candidati sindaci. Certo non si vuole solo parlare di idee generiche, neanche del nome dello spazzino che dimentica sempre di svuotare il cestino davanti a casa mia! Allora di che si parla? Si parla delle cose che vogliono fare…valorizza questo, no per questa cosa mi opporrò…bla bla bla.

Non ho avuto il coraggio di fare la domanda: “cosa pensa di fare per la cultura?” Perchè? Avevo paura della risposta. Avevo paura che per cultura intendessero organizzare eventi, o peggio tenere aperti i bar la sera. Avevo paura che mi parlassero di scatole vuote. Mi parlassero di pubblicità. Alla fine è a questo che spesso si riduce la cultura.

Il festival è andato bene? Certo era pieno di gente!

Ma non ci si può chiedere se le cose dette erano pertinenti? Se erano sensate e se andavano a fondo ai problemi? Vorrei che nella città di lodi esistesse uno “smonta castelli” uno che riveli che sotto non c’è niente!

Così agli scout a volte si portano avanti cose senza chiedersi se funzionano dal punto di vista educativo. Eventi che richiedono una fatica immane ma che dal punto di vista educativo non hanno senso. Non hanno paragone rispetto a una giornata a giocare in bici vivendo la giungla o l’avventura!

E allora? Siamo tutti figli della nostra società che ci vuole superficiali e sensibili alle mode? Siamo capaci di scegliere le cose a prescindere dalla confezione? Vogliamo imparare a distruggere castelli di carte sempre più complessi e ingannevoli?

Speriamo.

Smontiamo allora un castello alla volta, sperando di non generarne a nostra volta.

 

Sono a lodi e mi sento osservata. Mi sento spiata. C’è un immensa faccia che mi guarda. Una faccia linda, che sembra frutto di photoshop. La faccia del candidato sindaco Dardi, Dardi sindaco.

Lo guardo. Mi guarda dietro ai suoi occhiali.

Ok, non posso sfuggire al suo sguardo…pone troppe domande.

Sotto consiglio di Lele vado a vedere il suo sito. Lasciando perdere la parte del sito “idee politiche” che non condivido, la mia domanda rimane sempre quella: come fa?

Leggo il curriculum. Laurea triennale alla bocconi, maturato al Bassi, partecipa a qualche seminario, fa i viaggi studio all’estero partecipa ad un associazione e fa il consigliere comunale. Una cosa non capisco, ora cosa sta facendo?

Ma non è questo che mi interessa in fondo, sono solo pensieri inutili… Una cosa sola mi interessa, come fa? Avrà grande stima di se, se crede di essere in grado di comprendere e gestire le dinamiche di una città…

Non  so, forse sono io che esagero, forse è molto facile gestire la cosa pubblica! Forse una persona chiunque lo può fare. Cosa ci sarà di difficile?

Credo però di aver capito una cosa, per candidarsi e per entrare nella politica bisogna essere pieni di se. Non c’è scampo. Non c’è posto per il dubbio umano. Non c’è spazio per le domande, per candidarsi come sindaco e per pensare di essere il meglio per la città bisogna essere decisamente superbi.

Sarà quell’anno di differenza che mi distanzia dal candidato a sindaco Dardi, sì sarà quello. Probabilmente dai 22 ai 23 anni acquisisci l’esperienza necessaria per gestire un comune. Forse in quell’anno ti viene dato il coraggio di presentare il tuo curriculum mediocre e la tua presentazione personale con hobby e interessi a tutta la città. Forse 365 giorni bastano per trasformarti da umile studente più o meno consapevole a gerarca capace. Forse nel tempo in cui la terra fa un giro attorno al sole diventi altro. Forse in quell’anno (anzi un po’ meno lui è di agosto e io di giugno) c’è un’obbligatoria iniezione di ego di cui non avevo mai sentito parlare.

La paura di sbagliare non fa tremare? Le gambe non tremano sotto il peso dell’eventuale responsabilità?

La domanda si estende: come fate cari candidati di tutti i generi, a fingere così bene sicurezza?

Il lupetto ha un motto “del mio meglio”, il lupetto non finge di essere un altro, si impegna a fare quello che può. Cari candidati, ci pensate mai a quanto potete fare? basterà?

 

 

 

 

Lenzuola

In primavera e in estate quando il sole è abbastanza forte, mia mamma metteva e mette le lenzuola fuori ad asciugare.

Quando sono asciutte, anzi secche e impregnate dell’odore del sole allora è il momento.

Una chiamata, e le mie piccole manine si trovavano ad avere a che fare con giganti lenzuoli bianchi, capaci di ospitare sotto di loro un intero circo.

E allora insieme si piegavano.

Poi le manine non erano più tali. Nonostante le raccomandazioni, bisognava correre prima della pioggia a raccogliere il bucato. A volte ero io che insegnavo a piegare gli angoli alle mani più piccole della Mati o più probabilmente di un Pietro svogliato, con cui si poteva però inventarsi un gioco…

Poi è arrivato il momento che ogni volta immaginavo. Il momento in cui le lenzuola piegate non sarebbero più state le stesse, il momento in cui la persona che mi aiutava a piegarle era diversa. E le lenzuola, anche se non profumavano di sole sapevano di buono e di nostro.

test elettorale

L’altro pomeriggio finito di scrivere, mi ritrovo stanca morta al computer. Vado sul Politometro – la Repubblica.it  test per le elezioni 2013. Si sceglie tra 6 frasi sullo stesso tema dette dai diversi candidati. Alla fine del test scopri a quale sei più vicino. Sicuramente ero stanca, sicuramente non ho capito le sfumature di alcune frasi, ma sicuramente io non voterò Monti! Forse è proprio perchè i nostri politici parlano in modo fumoso…

Beh la mattina dopo faccio questo test che consiglio: Homepage – Voi siete qui – Openpolis in base a un tema devi scegliere quanto lo condividi. Il risultato è quanto sei vicino a un partito, a una coalizione piuttosto che ad un altra.

Speriamo comunque che queste campagne elettorali abbiano un senso, che le proposte sensate vengano attuate. Speriamo, la speranza è l’ultima a morire…forse.

il silenzio in biblioteca è obbligo e necessità

Tempo di tesi.

Salgo a Milano e vado a Brera, niente lezioni, devo scrivere a tutti i costi. Come al solito sono fuori tempo massimo.

A Brera ci sono 2 biblioteche, quella dell’accademia e la Braidense.

Decido di andare a quella dell’accademia, almeno se devo consultare dei libri non devo prenotarli da casa 24 ore prima e aspettare 30 minuti che li consegnino (con l’eventualità che quando ho prenotato il libro il programma si era appena aggiornato e quindi devo aspettare che si ri-aggiorni, ovvero un altro giorno). Entro, ogni volta mi dimentico quali sono i passaggi, ma almeno la signora è gentile. “Materiale mio” dico, mi risponde “libretto”. Ok andrò in Braidense. Il libretto è uno, non mi va di perderlo quindi non lo porto sempre, in oltre figurati se mi ricordo di metterlo in borsa la mattina!

Allora salgo lo scalone monumentale che mi porta verso il sapere. Verso gli armadi che riempiono le pareti di volumi ingialliti in cui sembra sia contenuta tutta la storia dell’umanità. Cambia odore, c’è odore di carta ingiallita, di quella carta che rende autorevole un libro. Beh ma non corriamo troppo a metà scala mi devo fermare a mettere nell’armadietto tutto! Perchè ovunque potrei nascondere un libro per rubarlo! Quindi impiego quei 10 minuti (rubati alla mia tesi) per scegliere e racimolare tutto ciò che mi occorre, sperando di non  dimenticare nulla altrimenti che trafila!

Arrivo all’ingresso una signora mi dice che per questa volta mi lascia portare la custodia del computer, quella al tavolo accanto mi dice “assolutamente no!”. Mi accorgo di non avere il documento per compilare il foglio d’ingresso, quindi: scendi, apri l’armadietto, prendi il documento, chiudi l’armadietto, sali.

Poi è un po’ come in posta tutti danno per scontato che tu sappia tutto quello che devi fare e se chiedi ti guardano come se venissi da marte. Forse dovevo mettere un cartello con scritto “è una delle prime volte che vengo in biblioteca, non mi ricordo a chi devo consegnare il foglio d’ingresso e come funziona”.

Beh alla fine riesco a sedermi.

Silenzio.

Mi imbarazzo quando sposto la sedia, spero di aver spento l’audio del computer, vorrei soffiarmi il naso ma evito.Questo silenzio è interrotto da passi sul tappeto, pagine sfogliate e cellulari che vibrano.

E’ fantastico.

 

Ferdinando Scianna “etica e fotogiornalismo”

Blog di Giova e Lele. | Pensieri ed azioni

 Dopo aver letto questo libro mi sono rimasti dei dubbi. E’ interessante, lo consiglio per iniziare una riflessione sulla fotografia che però non si può esaurire nelle sole parole di quest’autore.

Scianna, importante fotografo italiano, ci pone alcune domande, si da alcune risposte.

Cos’è l’etica? Fondamentalmente “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” dice nel libro.

Come si applica alla fotografia? Quando un fotografo racconta qualcosa di reale, senza cercare di dimostrare ma mostrando, allora funziona, ci dice.

Ma quanti dubbi sorgono ancora? Quando è sottile il confine? Esiste un confine?

Scianna stesso narra alcuni episodi la cui semplice presenza di fotografi fomenta linciaggi, o colora maggiormente le emozioni delle persone, ci racconta immagini drammatiche affiancate da pubblicità e dell’uso che il potere fa della falsa realtà fotografica. L’influenza della macchina fotografica su persone e cose la notiamo tutti, nei bambini che hanno la faccia da foto, nelle persone che scappano di fronte all’obbiettivo e nelle varie e “classiche” immagini da social network.

Leggendo questo testo si parla di etica, ma io mi chiedo: per quale motivo bisogna fotografare bambini che muoiono di fame? Per intenerire un pubblico comodo nella sua calda casa? Per fargli sapere che esistono persone che stanno peggio?

Pone questioni a cui si da delle risposte, ma delle risposte sue. Letto in questo modo è molto interessante, le domande profonde di un professionista sul suo lavoro. Interessante è anche l’accenno alla cancellazione dalle fotografie, per condannarle all’oblio.

Ma le vere domande sulla fotografia e sul ruolo che le abbiamo dato, non le fa, forse non le fa neanche intuire. Credo che sia un libro per foto-giornalisti e non per fotografi.

vita cancerogena

Sì certo, Lodi è una delle città con la più alta incidenza di tumori, sì il microonde è mutogeno e cancerogeno, certo certo anche il benzene, no non lo dimentico l’eternit, sì anche i vestiti, Greenpeace  ha fatto una sfilata…

l’elenco è lungo, infinito?

Sembra che alcune cose non ci facciano indignare, non vogliamo crederci e non vogliamo pensarci…

Ma questo fa parte del prendersi cura del mondo e di noi, se vogliamo proprio essere egoisti.

Quando si inizia a cambiare?