Sei il solo a sapere fare qualcosa? NON DIRLO A NESSUNO!

Titolo criptico per questo post quindi spieghiamo bene.

Sono Geologo e in questo periodo della mia vita professionale collaboro con un collega (laureato) con eccellenti competenze sfruttato con un contratto co.co.co. da 12.000€/anno.

Veniamo entrambi da un gruppo di ricerca frizzante e stimolante, multidisciplinare e capace di “produrre” gente preparata per essere inserita direttamente sul mercato del lavoro.

Non voglio parlare di lui ma di un’esperienza vissuta dalla sua ragazza anch’essa geologa con competenze estremamente sofisticate, forse più delle nostre. Conoscendo anche con chi si è laureata (il mondo dei geologi è molto piccolo) dev’essere una donna piena di capacità, costanza e perseveranza professionale.

Lei non trova lavoro, e fin qui nulla di nuovo vista la disoccupazione giovanile al 41%, e passando ad un “career day” offerto dall’Università degli Studi di Milano contatta una delle poche realtà che promette stage di 6 mesi a qualche manciata di centinaia di Euro al mese. Se sei bravo poi ti teniamo.

Propongono un lavoro banale e quasi sciocco.  Si parla di quartature di campioni di terreno come se fosse attività di ricerca, si pone il campionamento ambientale al pari della stesura di un articolo scientifici e così via. Lei si entusiasma (forse anche perchè non conosce i temi) e va al colloquio piena di voglia di dimostrare che lei, nella sua vita da studentessa, non si è accontentata del primo studio farlocco di tesi da compilare in 4 mesi ma se l’è cercata, ha fatto sperimentazione, ha applicato il metodo galileiano ed ha raggiunto risultati scientifici anche importanti. Lei ha imparato tanto!!!

APRITI CIELO!!!

Intanto è ancora a casa e niente stage di 6 mesi…

Ma quello che mi fa veramente andare fuori da ogni visibilio sono i commenti degli addetti alla selezione.

Boriosi, presuntuosi, ignoranti e frustrati. Null’altro da aggiungere ;)

Ecco cosa dice:

Una candidata mi fa notare che lei è una delle 5 in Italia a saper usare un particolare microscopio. Le ho risposto che se da un anno che è laureata è ancora disoccupata, è proprio perchè crede importanti quel tipo di competenze. Ego o mercato bella mia??

Primo: un bel calcio nel culo per l’italiano se lo merita! Secondo. Ma chi sei? Chi sei tu? Einstein? Sei il Nobel per il mercato del lavoro? L’hanno fatto apposta per te questo Nobel?

Oltre a questo commento reso pubblico su un paio di social, quello che fa veramente inkazzare sono le risposte boriose e qualunquiste della sua stuola di amichetti.

Frasi fatte, luoghi comuni di chi non ha professionalità. Di chi pensa che prima del prodotto (in questo caso le capacità professionali che vengono mercificate come “risorsa umana”) sia più importante il modo con il quale questo venga venduto.

Ve li riporto e non li commento, fanno tutto da se.

Probabilmente qualcuno di questi è un rinomato professionista nel suo campo! Bene, dovrei portare rispetto? MA VA LA!! Doppiamente coglione! Se sei un boss a promuovere la filosofia del “neolaureato” umile da strizzare e fare diventare un vero uomo lavoratore meriti solo gli schiaffi!

Sfogo finito!

Prima di riportare tali elucubrazioni nemmeno degne di primati lobotomizzati faccio un in bocca a tutti i neolaureati bravi e competenti che stanno cercando lavoro.

Leggete e traetene voi le conclusioni

“Potevi assumerla e licenziarla il giorno dopo ahaha”

“Mercato sbagliato”

“Oltre al fantamicroscopio aveva anche fatto un periodo all’acceleratore di Grenoble. Io dico o vai a fare il ricercatore oppure devi ripensare a come ti presenti e devi cercare magari di scendere dal piedistallo e cercare qualcosa di meno cool e più spendibile. Se no finisci a fare ripetizioni…”

“cosa accelerava di preciso in quel di grenoble?”

“ops”

“Umiltà.. Serietà… Sono indispensabili per fare centro…”

….

“Io voglio gente eccellente [ma in cosa, in leccaculaggine aggiungo io? Eccellenza vuol dire servitù]. Gente che si fa il mazzo e che vuole arrivare al top (MA DI COSA??). Per arrivare al Top serve un mix di consapevolezza e di umiltà perchè da noi imparerai molte più cose in sei mesi che non in 3 anni di università [ettallà il solito concetto che in uni non si fa un kazzo e che solo “loro” lavorano! Solo se sei una partita IVA o se sei nel privato, o se hai un s.r.l. o se riesci pure a farti quotare con una s.p.a sei lavoratore???]”

Ecco…

Andreabbe avanti ed ho tagliato dei pezzettini.

Meditate gente… meditate…

A presto

LELE

I disegni dell’acqua

Stavo lavorando e per sbaglio ho tematizzato una “mappetta” con dei colori sbagliati.

Poi mi sono messo a farne un’altra “sbagliata” e mi piaceva…

E così ho fatto questo!

Che cosa sono?

Questi sono clip della superficie della falda freatica interpolata nel bacino padano.

Ogni “striscia” corrisponde ad un intervallo di valori per cui l’alteza della falda nel sottosuolo è uguale (isopiezometrica).

Mi sembravano belle…

No?

Ciao

A presto

PIL

<<Se un signore sposa la propria cameriera, il PIL diminuisce>>: questa frase l’ascoltai nelle prime lezioni di economia all’università. Essa, ancorché possa sembrare bizzarra, è un’affermazione vera in quanto il Pil (Prodotto Interno Lordo) misura il flusso annuo di produzione di beni e servizi della nazione limitatamente a quelli che passano per il mercato ovvero che danno luogo a transazioni commerciali e che, pertanto, sono definiti “merci”.

Quel signore, prima di sposarsi, pagava uno stipendio alla cameriera la quale prestava un servizio; sposandola scompare dalla contabilità nazionale sia lo stipendio che il servizio reso, quest’ultimo infatti va a confluire nella vasta quantità dei servizi auto prodotti dai cittadini.

La stessa cosa accadrebbe se un qualsiasi cittadino invece di acquistare la verdura dal fruttivendolo la coltivasse direttamente nell’orto di casa, oppure se invece di chiamare l’idraulico aggiustasse da solo il rubinetto che perde acqua, oppure ancora, se invece di assumere una badante assistesse lui stesso i genitori anziani, ma di esempi se ne potrebbero fare ancora molti.

La domanda da porsi è ora la seguente:

“se coltivo la verdura nell’orto anziché comprarla al mercato il mio

benessere economico aumenta o diminuisce?”

Citazione dall’introduzione di “PIL e Risorse Finite” di Gianfranco Baleani

 

il silenzio in biblioteca è obbligo e necessità

Tempo di tesi.

Salgo a Milano e vado a Brera, niente lezioni, devo scrivere a tutti i costi. Come al solito sono fuori tempo massimo.

A Brera ci sono 2 biblioteche, quella dell’accademia e la Braidense.

Decido di andare a quella dell’accademia, almeno se devo consultare dei libri non devo prenotarli da casa 24 ore prima e aspettare 30 minuti che li consegnino (con l’eventualità che quando ho prenotato il libro il programma si era appena aggiornato e quindi devo aspettare che si ri-aggiorni, ovvero un altro giorno). Entro, ogni volta mi dimentico quali sono i passaggi, ma almeno la signora è gentile. “Materiale mio” dico, mi risponde “libretto”. Ok andrò in Braidense. Il libretto è uno, non mi va di perderlo quindi non lo porto sempre, in oltre figurati se mi ricordo di metterlo in borsa la mattina!

Allora salgo lo scalone monumentale che mi porta verso il sapere. Verso gli armadi che riempiono le pareti di volumi ingialliti in cui sembra sia contenuta tutta la storia dell’umanità. Cambia odore, c’è odore di carta ingiallita, di quella carta che rende autorevole un libro. Beh ma non corriamo troppo a metà scala mi devo fermare a mettere nell’armadietto tutto! Perchè ovunque potrei nascondere un libro per rubarlo! Quindi impiego quei 10 minuti (rubati alla mia tesi) per scegliere e racimolare tutto ciò che mi occorre, sperando di non  dimenticare nulla altrimenti che trafila!

Arrivo all’ingresso una signora mi dice che per questa volta mi lascia portare la custodia del computer, quella al tavolo accanto mi dice “assolutamente no!”. Mi accorgo di non avere il documento per compilare il foglio d’ingresso, quindi: scendi, apri l’armadietto, prendi il documento, chiudi l’armadietto, sali.

Poi è un po’ come in posta tutti danno per scontato che tu sappia tutto quello che devi fare e se chiedi ti guardano come se venissi da marte. Forse dovevo mettere un cartello con scritto “è una delle prime volte che vengo in biblioteca, non mi ricordo a chi devo consegnare il foglio d’ingresso e come funziona”.

Beh alla fine riesco a sedermi.

Silenzio.

Mi imbarazzo quando sposto la sedia, spero di aver spento l’audio del computer, vorrei soffiarmi il naso ma evito.Questo silenzio è interrotto da passi sul tappeto, pagine sfogliate e cellulari che vibrano.

E’ fantastico.

 

Cos’è la ricerca, davvero | Il Post

Cos’è la ricerca, davvero | Il Post.

Bello scritto su quello che capita in univeristà.

Peccato che dalla data dello scirtto, 2011, le cose sono andate a peggiorare drammaticamente in quanto il miraggio del ruolo di ricercatore confermato è stato disintegrato con una posizione a tempo determinato.

Calvario che, quando va bene, dura una dozzina d’anni, malpagati e pieni di precarietà lavorativa e sociale!

Sarà questo il fondo?

Potremmo mai avere un’università libera, produttiva e moderna?

Vedremo…