Castelli di carta

Scout, politica e tutto!

Mi sembra che siamo tutti a guardare le scatole, il pacchetto, la confezione, le parole per descrivere, termini anglosassoni alla moda i lanci, ma tolti questi, scava, scava alla fine il tesoro non c’è! Il forziere è vuoto. Il re è nudo. 

Abbiamo fatto incontri con i candidati sindaci. Certo non si vuole solo parlare di idee generiche, neanche del nome dello spazzino che dimentica sempre di svuotare il cestino davanti a casa mia! Allora di che si parla? Si parla delle cose che vogliono fare…valorizza questo, no per questa cosa mi opporrò…bla bla bla.

Non ho avuto il coraggio di fare la domanda: “cosa pensa di fare per la cultura?” Perchè? Avevo paura della risposta. Avevo paura che per cultura intendessero organizzare eventi, o peggio tenere aperti i bar la sera. Avevo paura che mi parlassero di scatole vuote. Mi parlassero di pubblicità. Alla fine è a questo che spesso si riduce la cultura.

Il festival è andato bene? Certo era pieno di gente!

Ma non ci si può chiedere se le cose dette erano pertinenti? Se erano sensate e se andavano a fondo ai problemi? Vorrei che nella città di lodi esistesse uno “smonta castelli” uno che riveli che sotto non c’è niente!

Così agli scout a volte si portano avanti cose senza chiedersi se funzionano dal punto di vista educativo. Eventi che richiedono una fatica immane ma che dal punto di vista educativo non hanno senso. Non hanno paragone rispetto a una giornata a giocare in bici vivendo la giungla o l’avventura!

E allora? Siamo tutti figli della nostra società che ci vuole superficiali e sensibili alle mode? Siamo capaci di scegliere le cose a prescindere dalla confezione? Vogliamo imparare a distruggere castelli di carte sempre più complessi e ingannevoli?

Speriamo.

Smontiamo allora un castello alla volta, sperando di non generarne a nostra volta.

 

Sono a lodi e mi sento osservata. Mi sento spiata. C’è un immensa faccia che mi guarda. Una faccia linda, che sembra frutto di photoshop. La faccia del candidato sindaco Dardi, Dardi sindaco.

Lo guardo. Mi guarda dietro ai suoi occhiali.

Ok, non posso sfuggire al suo sguardo…pone troppe domande.

Sotto consiglio di Lele vado a vedere il suo sito. Lasciando perdere la parte del sito “idee politiche” che non condivido, la mia domanda rimane sempre quella: come fa?

Leggo il curriculum. Laurea triennale alla bocconi, maturato al Bassi, partecipa a qualche seminario, fa i viaggi studio all’estero partecipa ad un associazione e fa il consigliere comunale. Una cosa non capisco, ora cosa sta facendo?

Ma non è questo che mi interessa in fondo, sono solo pensieri inutili… Una cosa sola mi interessa, come fa? Avrà grande stima di se, se crede di essere in grado di comprendere e gestire le dinamiche di una città…

Non  so, forse sono io che esagero, forse è molto facile gestire la cosa pubblica! Forse una persona chiunque lo può fare. Cosa ci sarà di difficile?

Credo però di aver capito una cosa, per candidarsi e per entrare nella politica bisogna essere pieni di se. Non c’è scampo. Non c’è posto per il dubbio umano. Non c’è spazio per le domande, per candidarsi come sindaco e per pensare di essere il meglio per la città bisogna essere decisamente superbi.

Sarà quell’anno di differenza che mi distanzia dal candidato a sindaco Dardi, sì sarà quello. Probabilmente dai 22 ai 23 anni acquisisci l’esperienza necessaria per gestire un comune. Forse in quell’anno ti viene dato il coraggio di presentare il tuo curriculum mediocre e la tua presentazione personale con hobby e interessi a tutta la città. Forse 365 giorni bastano per trasformarti da umile studente più o meno consapevole a gerarca capace. Forse nel tempo in cui la terra fa un giro attorno al sole diventi altro. Forse in quell’anno (anzi un po’ meno lui è di agosto e io di giugno) c’è un’obbligatoria iniezione di ego di cui non avevo mai sentito parlare.

La paura di sbagliare non fa tremare? Le gambe non tremano sotto il peso dell’eventuale responsabilità?

La domanda si estende: come fate cari candidati di tutti i generi, a fingere così bene sicurezza?

Il lupetto ha un motto “del mio meglio”, il lupetto non finge di essere un altro, si impegna a fare quello che può. Cari candidati, ci pensate mai a quanto potete fare? basterà?